“Ci sono centinaia di posti di lavoro a rischio nel settore dei call center e dell’organizzazione del Business Process Outsourcing, soprattutto nel Meridione ed in particolare nella nostra regione.

Intanto partiamo da un presupposto: il lavoratore è tale se mira a percepire uno stipendio, l’impresa è tale se mira a centrare un profitto. In assenza del secondo, si assenta anche il primo.

Accade in maniera sistematica per diversi player del settore, per ultimo Abramo in precedenza Infocontact e altri, che fortunatamente registra anche attori  direzionati allo sviluppo (tra tante difficoltà del sistema Italia) ed alla preparazione/trasformazione della forza lavoro, di assistere a crisi occupazionali di singole aziende, che dimostrano la fragilità generale del comparto.

Che la politica, ed i politici, chiedano altrettanto sistematicamente l’intervento drogante della spesa pubblica, senza affiancare a questi interventi una discussione sulle motivazioni che mettono in crisi il comparto, è gravissimo, frutto di una incultura dei processi di governo e anticamera di crisi non piú risanabili.

La pressione fiscale altissima, il costo del lavoro che uccide i margini di profitto rendendoli spesso negativi, il restringimento delle maglie delle regole di accesso al lavoro e la scelta del governo di contrarre la flessibilitá, il selvaggio gioco dei rinnovi al ribasso dei committenti verso gli outsourcer e condizioni di appetibilitá infrastrutturale ed anche burocratiche tra le più basse d’Europa sono temi che devono essere messi al centro dell’agenda politica a ogni livello, per un settore che offre lavoro, talvolta stabile e talvolta positivamente temporaneo, a centinaia di migliaia di persone e a tantissimi giovani, dietro le cui condizioni si nascondono competenze e alti profili, per niente valorizzati o tutelati, e che spesso trasferisce volumi off-shore per razionalizzare i bilanci.

Un comparto ‘aggredito’ dalla tecnologia e dalla sua capacità di sostituire lavoro, che può rivivere una primavera se le aziende riescono oggi ad occupare un mercato che sta cambiando, trasformando il lavoro in pancia, senza tagliarlo, per rispondere a esigenze che fra qualche anno, e la curva è già evidente, saranno diverse: diversi modi di gestire il cliente, diversi modi di offrire lavoro.

Ciò richiede investimenti e costi, ed una classe dirigente di prospettiva incentiverebbe questo, abbattendo il costo del lavoro e partecipando ai processi di trasformazione, per garantire livelli occupazionali presenti e futuri.

Se la soluzione è l’accesso alla cassa integrazione o all’erogazione di soldi pubblici nelle casse di aziende private, senza che ciò diventi un risultato in termini di crescita, è una forma di lenta eutanasia.

Se meglio regolamentato il settore del business process outsourcing può donare maggiori certezze e opportunitá per chi vi è occupato e condizioni migliori per chi vi investe, creando occupazione, che nel merito dovrà essere via via sempre più vicina alle nuove forme di comunicazione e contatto che la tecnologia offre.

La Politica, ed i rappresentanti, facciano la loro parte: quella di affrontare i problemi e non di alzare il tappeto per spazzare sotto un pò di polvere.”

Vincenzo Trotta – Coordinatore Provinciale – Forza Italia Giovani Cosenza